giovedì 27 settembre 2007

misantropia, ti prendo e ti porto via...


Partiamo da un presupposto. Saranno le reminescenze del mio periodo scolastico (da alunna) o forse perchè l'autunno col suo "decadimento" è la mia stagione preferita, ma normalmente mi ritrovo tutti gli anni, di questo periodo, a tirare un pò le somme della mia vita e a fare qualche riflessione in più.

Ecco, dalle riflessioni stavolta ho tirato fuori la presa di coscienza di avere un grosso problema.
Non riesco ad esprimere quel che provo alle persone e così appaio per una insensibile misantropa e, di conseguenza, non riesco ad sviluppare rapporti con loro più profondi della semplice uscita.

E' vero che, forse perchè sono figlia unica, io da sola con me stessa poi così male non ci sto e mi sono abituata ad autosopportare tutte le mie paturnie, i malumori e i raptus di insensata allegria senza sentire cosi tanto il problema della solitudine...e sentire la necessità di esternare ciò che provo a terze persone.

Ed è anche vero che, quando conosco una persona, si, ci rido, ci scherzo, si chiacchiera, ecc ecc...
però poi, quando non la vedo, conseguenza anche probabilmente del punto primo, nemmeno la cerco.
Solo che non è che io non lo faccia perchè la persona non mi piaccia o io abbia problemi a vederla...anzi, mi ritrovo a pensarla, rimemoro le belle sensazioni suscitatemi in una o in un'altra occasione in cui si è trascorso tempo insieme, con la speranza di provarne altre successivamente....ma poi...non la cerco.
Lo faccio esclusivamente delle volte, quando magari il desiderio di sentire una determinata persona e di sapere come vive diventa decisamente più impellente, e riesco ad autoimpormi di cercarla.

Questi miei atteggiamenti ovviamente portano a pensare che a me degli altri non interessi nulla, sebbene poi io invece ci tenga molto e vorrei fargli sentire la mia presenza e il mio affetto...

E quindi, alla fine di questa riflessione, mi chiedo, "che fare?"
Risolvere questo problema non sarà facile, e forse nemmeno lo risolverò mai, visto che nono sono molto brava ad andare contro la mia natura...però intanto prenderne coscienza è già un passo...

l'unica cosa è che spero che, intanto, chi mi conosce si sia già reso conto di quanto c'è dietro l'armatura e mi sopporti per come sono...

1 commento:

paolo_ ha detto...

Credo che sia normale che si venga & si vada, ci si incroci, magari ci si da del proprio e si riceve dell’altrui, poi ognuno si ramifica sull’albero del proprio percorso e finisce che ci si perde di vista, poi magari ci si ritrova, una volta per iniziativa mia, una volta per iniziativa tua, un’altra per caso, oppure non ci si ritrova e allora se uno ha buona memoria, qualcosa rimane tra le pagine chiare e le pagine scure. Però non è un atteggiamento necessariamente criticabile quello della “chiusura in sé”.
Credo ci sia un tempo per costruire e uno per rapportarsi, senza per questo dover divoltinvolta abdicare all’altra parte di sé.
A volte la priorità assoluta sembra costruire su sè stessi, altra "saper stare tra la ggente".Però è vero che forse per un naturale senso di abitudine si finisce per seguire spesso uno solo di questi istinti per volta.