Ammetto che fino ad oggi non avevo mai letto questo libro e sapevo solo vagamente di cosa parlasse. In questi giorni invece, per motivi di lavoro, l'ho dovuto leggere e, soprattutto, analizzarlo.
Sinceramente all'inizio l'idea che trapelava dal libro di spingersi sempre a cercare di essere qualcosa di più e di migliorarsi, di anelare e fare di tutto per raggiungere la libertà dagli schemi imposti dagli altri se ti sono stretti mi è piaciuta molto...però, poi ho cominciato a percepire altre cose.
Ho notato che queste idee mascheravano una idea sottotraccia (e forse nemmeno tanto) in cui si parla di un voler migliorarsi, ma in una forma tale che non ci si sentirà MAI realizzati e, conseguentemente, di vivere in una perenne insoddisfazione del proprio essere.
Inoltre qui e li ho recepito nei discorsi una presunzione del tipo "io sono migliore di te" rispetto al gruppo perchè "io tendo a migliorarmi e tu no, t'accontenti", lasciando trapelare il biasimo nei confronti di chi è soddisfatto della propria vita così come è.
Così, almeno a mio parere, anche perchè vivo sulla mia pelle il giogo di non accontentarmi mai di quella che sono e come sono, il libro perde "la ricerca della libertà" di cui si fa proponitore poichè il sentirsi sempre obbligato a cercare di essere di più o di sentirsi biasimato se ci si accontenta di come si è e degli obiettivi raggiunti secondo me sono solo delle catene (o regole/leggi), di forma diversa rispetto alle altre che si vorrebbero rompere, che l'individuo deve subire per essere accettati comunque dal gruppo.
Sinceramente all'inizio l'idea che trapelava dal libro di spingersi sempre a cercare di essere qualcosa di più e di migliorarsi, di anelare e fare di tutto per raggiungere la libertà dagli schemi imposti dagli altri se ti sono stretti mi è piaciuta molto...però, poi ho cominciato a percepire altre cose.
Ho notato che queste idee mascheravano una idea sottotraccia (e forse nemmeno tanto) in cui si parla di un voler migliorarsi, ma in una forma tale che non ci si sentirà MAI realizzati e, conseguentemente, di vivere in una perenne insoddisfazione del proprio essere.
Inoltre qui e li ho recepito nei discorsi una presunzione del tipo "io sono migliore di te" rispetto al gruppo perchè "io tendo a migliorarmi e tu no, t'accontenti", lasciando trapelare il biasimo nei confronti di chi è soddisfatto della propria vita così come è.
Così, almeno a mio parere, anche perchè vivo sulla mia pelle il giogo di non accontentarmi mai di quella che sono e come sono, il libro perde "la ricerca della libertà" di cui si fa proponitore poichè il sentirsi sempre obbligato a cercare di essere di più o di sentirsi biasimato se ci si accontenta di come si è e degli obiettivi raggiunti secondo me sono solo delle catene (o regole/leggi), di forma diversa rispetto alle altre che si vorrebbero rompere, che l'individuo deve subire per essere accettati comunque dal gruppo.
Insomma, non è il libro "culto" che mi aspettavo fosse.
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